Metodo Hu Jin

COS'E' IL METODO HU JIN?

Il metodo Hu Jin propone in modo innovativo lo studio di tecniche e teorie di millenaria tradizione. Cio' e' reso possibile dal fatto che Si Gung Franco Nocchi, con piu' di 30 anni di pratica di molti stili di Kung Fu Tradizionale e di Tai Chi Chuan, oltre che conoscitore di molte altre arti marziali, ha operato una sapiente selezione delle tecniche e delle forme marzialmente piu' efficaci tra le molteplici conosciute "rileggendole" alla luce dei principi della moderna biomeccanica; inoltre ha saputo attualizzare tutto il sistema teoretico che costituisce la linfa del Kung Fu Tradizionale integrandolo con la realta' filosofica e psicologica moderna. Il risultato e' la creazione del "METODO HU JIN", un metodo che ben si adatta ai praticanti del terzo millennio che manifestano altre esigenze di apprendimento rispetto a quelli di un tempo. Corretto assetto posturale, respirazione diaframmatica, studio della conduzione del "CHI", esercizio della meditazione Chan, continuo riferimento al WU DE (il codice morale del guerriero), studio della filosofia taoista e buddista, dei trattati classici della storia del Kung Fu, ma anche della biomeccanica, della fisiologia dell sport, della sociologia e della filosofia occidentale: tutto questo e' il METODO HU JIN.

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QUALI SONO I PRINCIPI ISPIRATORI DEL METODO HU JIN?

Metodo Hu Jin: i Tao LuHu Jin significa letteralmente "Potenza della Tigre". La Tigre, in Cina, era considerata il vero Re degli animali: le sue movenze sinuose e flessibili sono capaci di trasformarsi in un batter d'occhio in azioni velocissime, potenti e devastanti. La potenza della tigre, così come del resto avviene per i felini in generale, deriva soprattutto dal fatto che la sua muscolatura superficiale è mossa dalla muscolatura profonda nonché dalla struttura ossea e tendinea.

In altre parole, la tigre deve la sua potenza alla propria capacità innata e naturale di avere un "interno" che muove e governa "l'esterno".

Questa è la vera qualità tecnico-marziale a cui un praticante di Arti Marziali dovrebbe aspirare: riuscire a muovere l'"esterno" con l'"interno" significa prendere coscienza e consapevolezza che la muscolatura superficiale è prettamente una muscolatura prensile e di movimento, e deve dunque   lavorare essenzialmente sulla velocità e non sulla forza e sulla potenza, mentre la muscolatura profonda ha una funzione prettamente stabilizzatrice e strutturante, e deve quindi lavorare sulla potenza : il lavoro tradizionale del Kung Fu (basato su metodiche di lavoro specifiche che nella tradizione erano parte inscindibile ed insostituibile della pratica) tende proprio all'armonizzazione ed alla giusta valorizzazione dei muscoli superficiali e profondi, integrando, così, velocità e potenza, elasticità e forza; in altre parole, le metodiche allenanti tradizionali tendono alla perfezione , una perfezione che può essere ottenuta solamente con il perseguimento del giusto equilibrio tra gli elementi Yin e gli elementi Yang delle potenzialità individuali.

Purtroppo, oggigiorno la maggior parte delle scuole di Arti Marziali hanno perduto quel grande patrimonio di metodiche tradizionali e basano tutta la loro efficacia solo sullo sviluppo di qualità ed abilità " esterne " quali la forza fisica, la velocità dei movimenti e l'elasticità articolare, qualità sicuramente più facilmente allenabili e gestibili, e comunque certamente importanti, ma che rappresentano solo una parte , e per di più solo quella più piccola, delle potenzialità esprimibili dal "Sistema UOMO".

Così come, del resto, è pure vero che solo una parte delle potenzialità dell'essere umano può essere espressa nella pratica di quelle Arti Marziali che sono etichettate come " interne " (il Tai Chi Chuan su tutte), le quali sono oggigiorno per lo più praticate in funzione di una mera ricerca di armonizzazione interiore, di rilassamento e di meditazione, perdendo di vista i veri aspetti marziali che ne costituiscono invece l'intima essenza.

Artificiosamente, così, si è proceduto negli ultimi decenni a dividere le Arti Marziali in generale e quelle cinesi in particolare, in due grandi categorie: le " esterne " (wai chia = scuola esterna) e le " interne " (nei chia = scuola interna); le prime, per l'appunto, improntate alla ricerca della forza fisica, dell'elasticità muscolare, ecc. e le seconde, invece, alla ricerca di risultati più "mentali" ed "energetici".

In realtà, questa distinzione nella pratica tradizionale non aveva alcuna ragione di esistere, essendo l'uno un aspetto intimamente costitutivo dell'altro e dall'altro del tutto inscindibile.

In piena ottemperanza al continuo mutamento a cui è sottoposto tutto ciò che vive, mutamento espresso dalla perenne alternanza dello Yin e dello Yang, la pratica tradizionale esprimeva pienamente la necessità di esprimere "fattori allenanti" continuamente mutanti tra il forte ed il cedevole, tra il duro ed il morbido, tra il pieno ed il vuoto, tra la velocità e la lentezza, e via dicendo.

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DALLA TEORIA ALLA PRATICA - I TAO LU DEL METODO HU JIN

Metodo Hu Jin: i Tao LuDa un punto di vista tecnico, il Metodo Hu Jin si fonda sulla pratica del Wudang Chuan che racchiude già in sé gli aspetti complementari ed opposti dell’Arte: l’interno e l’esterno, il duro ed il morbido, la velocità e la lentezza.

L’approccio alla preparazione al combattimento del Metodo Hu Jin parte dall’assunto della pratica tradizionale che una tecnica “in sé”, per quanto a lungo allenata e per quanto ben eseguita, è comunque limitata e limitante in caso di combattimento reale se non è guidata da un’intelligenza psicocorporea e neuromotoria che possa rendere l’esecuzione tecnica istintivamente adattabile alle numerose variabili insite nello scontro.

Ed è proprio in questo aspetto che si riesce a trovare la conciliazione di due aspetti peculiari del Metodo Hu Jin: il punto di incontro tra salute e difesa personale.

Infatti, è proprio l’acquisizione di quelle capacità neuro-motorie e psicocorporee perseguite attraverso la pratica delle tecniche più prettamente “salutistiche” che, se adeguatamente miscelate ad un costante ed attento lavoro di visualizzazione e di finalizzazione gestuale nel compimento delle tecniche marziali, implementano automaticamente (ma con molto “duro lavoro”!) nel praticante una sorta di capacità di risposta adattivo-istintiva rispetto agli stimoli sia endogeni (quelli provenienti dal nostro stesso interno: migliore autoconsapevolezza) sia esogeni (quelli provenienti sia dalle relazioni sociali ma soprattutto quelli provenienti da attacchi portati da un avversario in combattimento).

Si Fu Franco Nocchi ha codificato l’Hu Jin Tao Te Fa strutturandolo in 4 forme (tao lu): la prima, a mani nude, finalizzata all’acquisizione della capacità istintiva di combattimento, è estremamente impegnativa: basti pensare che l’esecuzione dell’intera forma (a ritmi costantemente alternati tra l’espressione del lento e della velocità esplosiva, del morbido e del duro, della cedevolezza e della dirompenza), ha una durata di circa 28 minuti; la seconda, con il bastone (gun), l’arma per antonomasia del Monaco Guerriero, enfatizza (nel bene e nel male!) le capacità di controllo corporeo del praticante; l’ultima, basata su un’originale “composizione” di movenze di chi kung taoista miscelate a specifiche tecniche di auto-digitopressione, è finalizzata all’ottenimento ed al mantenimento dell’efficienza strutturale, osteoarticolare e psicofisica in genere.

Ma il Metodo Hu Jin, lungo il Sentiero di ricerca della Perfezione, unisce anche ciò che la storia e la cultura ha sempre diviso, vale a dire l’Essenza di due culture marziali da sempre viste come in opposizione ed antitetiche: la cultura marziale cinese e quella giapponese.

Ed ecco che il “controllo corporeo perfetto”, che unisce linearità a circolarità e forza a morbidezza, il controllo derivante, cioè, dalla padronanza del Wudang Chuan (cinese), viene unito a quella che possiamo senza ombra di dubbio considerare l’“arma perfetta”: il Katana dei Samurai giapponesi, un’arma forgiata con due differenti tipi di metallo in modo da conferire alla lama durezza e rigidità ma al tempo stesso flessibilità e grazia. Un’arma ineguagliabile nel tempo e nella storia.

Nasce così la “quarta forma” del Metodo Hu Jin: un tao lu eseguito con katana e wakizashi, che sarà destinato, forse, a scandalizzare gli “ortodossi” cinesi o giapponesi che possano essere: ma il sentiero di ricerca della perfezione deve andare ben oltre le ideologie e le limitazioni imposte dalle differenze culturali.

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IL METODO HU JIN PER LA DIFESA PERSONALE FEMMINILE

Parlare di “Difesa Personale” all’interno del Metodo Hu Jin è sicuramente riduttivo; ogni tecnica marziale, infatti, non può essere trasmessa se alla base non c’è una continua e profonda ricerca del pieno controllo sia corporeo che mentale (e quindi comportamentale) da parte della praticante.
Nella Scuola Hu Jin, quindi, anche il corso di Difesa Personale Femminile è continuamente indirizzato all’acquisizione non di semplici tecniche da combattimento, ma anche e soprattutto alla ricerca di quanto sopra esposto.

Il corso di Difesa Personale, sarà anche rivolto a tutte coloro che per vari problemi (di distanza, di tempo, di lavoro, personali, ecc.) non potessero frequentare con regolarità le lezioni svolte durante la settimana ed avessero perciò la necessità di concentrare la loro pratica in incontri intensivi nel fine settimana.

In questo senso, il corso di Difesa Personale è in grado di trasmettere le tecniche fondamentali per permettere alle praticanti di fronteggiare eventuali spiacevoli situazioni “da strada”.

Il programma del corso prevede:

  • Studio dei colpi di base
  • Studio delle tecniche fondamentali di caduta
  • Studio delle tecniche fondamentali di proiezione
  • Studio delle tecniche fondamentali di leva articolare
  • Studio delle tecniche fondamentali di percussione
  • Liberarsi da prese e strangolamenti
  • Tecniche di base per la difesa contro coltello
  • Guardie di combattimento
  • Studio dei principali angoli di attacco
  • Studio dei principali bersagli del corpo
  • Uso delle principali armi del corpo
  • Uso della voce durante l’aggressione
  • Psicologia di base della gestione del conflitto

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IL METODO HU JIN PER I BAMBINI

L'immaginario collettivo tende a vedere il Kung Fu come un metodo di difesa personale se non addirittura di offesa, un metodo in cui la violenza sembra quindi essere l'elemento costitutivo primario.

Il Metodo Hu Jin per i bambiniQuesta idea trova parte della sua genesi nella spettacolarizzazione ricercata da un certo genere di film d'azione; questo filone cinematografico, che è iniziato timidamente (con i primi film di Bruce Lee) intorno agli anni '70 ed attualmente è sempre più ricco e prolifero, ha comunque il merito, da un lato, di aver fatto conoscere un'Arte Marziale fino a pochi anni fa pressoché sconosciuta all'occidente ma dall'altro lato, per l'appunto,tende costantemente ad evidenziarne solo i lati più spettacolari e "mediatici" e quindi immancabilmente negativi.

Che valore educativo può avere per un bambino vedere una sequenza di un film di Jean Claude Van Damme oppure seguire quella grande farsa che impazza da mesi sui nostri schermi in prima serata, vale a dire il Wrestling? Lo spirito emulativo, che rappresenta una delle caratteristiche più pregnanti della comunicazione infantile, non può che rischiare di guidare i nostri figli verso azioni e comportamenti violenti che rischiano di creare le fondamenta per una sempre più violenta società del domani.

C'è veramente bisogno di un serio e coscienzioso lavoro sui e per i nostri figli, un lavoro che possa sfruttare la naturale vitalità corporea dei bambini guidandoli spontaneamente verso un'agire quotidiano educato alla lealtà e alla correttezza.

Chi conosce realmente le Arti Marziali tradizionali in generale ed il Kung Fu in particolare (da cui tutte le altre Arti Marziali provengono) è consapevole di quanto gli aspetti più mediaticamente rappresentati di esso distorgono non poco l'essenza di questa Arte.

Il Kung Fu è una Disciplina completa, nell'accezione più ampia e stringente del termine.

E' sicuramente un'Arte Marziale, ma il cammino del suo apprendimento è inscindibilmente legato a tecniche e ricerche continue di controllo del corpo (il tutto, per i piccoli praticanti, chiaramente e continuamente svolto all'impronta della massima ludico-motricità) nelle sue azioni e reazioni spazio temporali, un controllo che ha come finalità ultima la ricerca della capacità di governare la Mente.

Appare allora chiaro come l'obiettivo del raggiungimento del tanto decantato ma troppo spesso mal perseguito equilibrio tra corpo e Mente trascenda assolutamente il solo rudimentale scopo della predominanza nello scontro fisico per arrivare in realtà a puntare ad uno scopo Superiore: la formazione di un individuo completo, in armonia con se stesso e con l'ambiente, in grado di vivere al massimo delle proprie umane potenzialità.

Ecco la grande valenza educativo-pedagogica della pratica del Kung Fu e del Metodo Hu Jin per i nostri bambini: "Controllare il corpo per liberare la Mente".

Il Metodo Hu Jin per i bambiniIl praticante bambino viene guidato verso la ricerca della formazione di una condotta morale: attraverso l'acquisizione di una maggior sicurezza personale, si sviluppa spontaneamente, nel bambino, la propensione individuale al rispetto dell'alterità nonché alla protezione e alla salvaguardia della Vita in ogni suo aspetto.

E proprio per quanto appena detto, si capirà perché un pilastro fondante di questo percorso è il rispetto del WU DE, il "Codice Morale del praticante"; umiltà, sincerità d'animo, lealtà ed educazione nell'agire, rispetto, compassione ed empatia nei rapporti con il prossimo: queste sono le 5 regole costituenti la Condotta Morale del praticante di Kung Fu in generale e della Scuola Hu Jin in particolare.

Il Kung Fu, allora, diventa per chi lo pratica un vero e proprio habitus mentale che "rimane addosso" sia al praticante adulto che al praticante bambino anche e soprattutto quando si esce dalla palestra per immergersi nella quotidianità applicando nei rapporti di vita relazionale gli stessi valori appresi e rispettati nella pratica.

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IL METODO HU JIN PER GLI ANZIANI

La persona anziana tende ad essere esposta ai danni dell'inattività fisica e dell'ipocinesia per il sommarsi ed il concatenarsi di varie cause: prima di tutto il naturale processo di invecchiamento biologico individuale, che comporta di per se una ridotta reattività ed adattabilità mentale e fisica; in secondo luogo, la frequenza di affezioni a carattere degenerativo ed invalidante; in ultima istanza, anche se non in ordine di importanza, i pregiudizi sociali e culturali che la società di oggi ha sempre più alimentato, pregiudizi che possono frenare la spinta relazionale delle persone anziane e indurle, di conseguenza, verso rallentamenti anche sul piano cinetico.

In un processo di siffatto genere (processo, purtroppo, molto comune nelle persone anziane) si innesca un meccanismo di degenerazione perversa a catena: la cattiva capacità motoria diminuisce le possibilità di interagire con l'ambiente, portando gradualmente ad una minore efficienza di altri fondamentali apparati (cardiovascolare, respiratorio, metabolico) che a loro volta limiteranno sempre più a fondo la motricità della persona.

La riduzione e/o la perdita dell'autonomia che inevitabilmente consegue a tutto ciò, innesca una riduzione dell'autostima che porta ad una ricerca, sempre più assillante, di conforto negli altri, un conforto che spesso non arriva; l'anziano si sente così sempre più spesso emarginato, chiudendosi sempre più alle relazionalità, e l'intero percorso degenerativo amplificherà e massimizzerà, in breve tempo ed in modo spesso definitivo, l'immobilità cinetica e le patologie degli apparati fondamentali.

Situazioni del tipo sopra descritto sono purtroppo molto comuni in una società come la nostra, una società che ha fatto ormai dell'efficientismo e dell'apparire un valore che sostituisce altri valori essenziali fino a qualche decennio fa di cui le persone anziane erano naturali portatori.

L'integrazione della persona anziana nella società del terzo millennio può, allora, anche passare   sicuramente per il mantenimento di un'efficiente motricità.

D'altro canto, però, la ginnastica e lo sport così come tendenzialmente viene concepito da noi occidentale, rischia spesso di essere eccessivamente invasivo oppure di limitarsi ad un lavoro superficiale e quindi non sufficiente al recupero funzionale della persona anziana.

La visione medica tradizionale cinese concepisce (da almeno 5000 anni!!) la funzionalità biomeccanica corporea come "ponte" d'accesso alla funzionalità della Salute e dell'efficienza anche degli organi e degli apparati interni; questo perché il nostro corpo è reso vitale dall'equilibrato scorrere del CHI, l'Energia vitale, che scorre attraverso delle "strade" invisibili chiamate "Meridiani"; la malattia, per la Medicina Tradizionale Cinese è solamente uno squilibrio di Chi in un certo organo o in centri e sistemi del corpo e l'equilibrio può essere mantenuto o ristabilito attraverso tecniche corporee specifiche.

Proprio per questo, fin dalla nascita delle arti marziali, sono state sviluppate tutta una serie di tecniche finalizzate al mantenimento della salute e della piena efficienza fisica, anche perché il guerriero tradizionale orientale, accanto allo sviluppo delle tecniche di combattimento, ricercava costantemente la piena efficienza psico fisica che poteva permettere la piena applicabilità delle tecniche di combattimento stesse e poteva dunque dare la reale possibilità di salvare la vita a se stesso e/o ai propri cari.

Queste tecniche per la Salute erano e sono YIN, vale a dire dolci e graduali, per bilanciare gli effetti della pratica YANG, vale a dire il duro lavoro di allenamento al combattimento.

Queste tecniche per la Salute sono oggi conosciute ed essenzialmente basate sul Tai Chi Chuan e sul Chi Kung, e per la loro pratica è necessario rispettare alcune importanti ma semplici condizioni:

  • Il movimento della maggior parte degli esercizi per la Salute, dal più semplice al più articolato,   viene svolto molto lentamente e costantemente ed ininterrottamente guidato dalla coscienza , che dirige e controlla la respirazione nella guida dei movimenti; tutto ciò ha come conseguenza quella di favorire il rilassamento del sistema nervoso vegetativo da cui dipende il corretto funzionamento dei nostri organi (come stomaco, polmoni, intestino, cuore, fegato, ecc);
  • Oltre alla lentezza, i movimenti per la Salute vengono effettuati in assenza completa di sforzo fisico : conseguentemente, il dispendio di Energia è ridotto al minimo; ciò non vuol dire che le tecniche sono fiacche, tutt'altro! L'intensità e la continuità di controllo della Coscienza (che guida la respirazione nell'esecuzione gestuale) ha lo scopo di arricchire i nostri movimenti di una dinamica interiore che dona una " pienezza energetica" completamente diversa ed assai più profonda di quella ottenibile da un'attività sportiva basata solamente sullo sforzo muscolare;
  • Le tecniche degli esercizi tradizionali per la Salute rappresentano prima di tutto una sorta di "igiene psico corporea" e dunque, come ogni cosa relazionata all'igiene, devono essere praticati assiduamente ed in modo regolare; si deve quindi fuggire dal concetto tipico occidentale di "allenamento-recupero-allenamento" (vado in palestra per non più di 2/3 volte alla settimana per un'ora/un'ora e mezza eseguendo degli sforzi muscolari che necessitano di recupero) per abbracciare il concetto di "quotidianità della pratica": 5/10 minuti al giorno per 2/3 volte al giorno sono necessari ma più che sufficienti per ottenere dei risultati soddisfacenti.

Gli effetti terapeutici del regolare e giusto svolgimento delle tecniche tradizionali per la Salute sono:

  • costruzione una corretta postura per la salute della struttura in generale e della colonna vertebrale in particolare;
  • ottimizzazione e riduzione del ritmo respiratorio che favorisce un salutare risparmio energetico; da ciò consegue un diretto beneficio al cuore , perché tende ad avere possibilità di "riposarsi" maggiormente grazie al rallentamento indotto dei suoi   battiti e alla regolarizzazione della pressione arteriosa;

  • la respirazione profonda addominale esercita un potente e benefico massaggio sugli organi della cavità addominale ed in particolare su stomaco, fegato, milza ed intestino, stimolando la funzionalità digestiva e la peristalsi gastro-intestinale;
  • miglioramento della circolazione sanguigna : nel sangue aumentano i linfociti e gli anticorpi che difendono l'organismo;
  • miglioramento delle secrezioni ormonali: si ottiene una miglior termoregolazione e si stimolano gli ormoni della crescita e quelli che regolano la funzione sessuale;
  • ottenimento di un effetto del tipo "calmare il cuore e sgombrare la Mente": ne consegue uno stato di rilassamento attivo generalizzato che porta ad uno spontaneo aumento di vitalità e ad una maggior capacità relazionale con conseguente accrescimento dell'autostima;
  • creazione di una piena connessione neuro-muscolare-motoria : il lavoro di ascolto e di presa di consapevolezza del proprio corpo e dello spazio che lo circonda guida la persona anziana verso la piena riappropriazione degli schemi motori di base e l'acquisizione di nuovi schemi motori più complessi e sofisticati, così essenziali per l'assunzione di un ruolo di piena attività nella società moderna.

A partire dal 1980, esiste una copiosa letteratura medica che avvalla quanto appena sostenuto.

Il Metodo Hu Jin persegue anche le finalità di proporre alle persone anziane le chiavi necessarie che possano permettere di aprire le porte soggettive della longevità e del miglioramento della qualità della vita: non si "impongono" degli esercizi che devono essere eseguiti necessariamente sotto la supervisione di un istruttore, ma si insegnano i principi dell'autopratica quotidiana.

E soprattutto, per la dolcezza e per le qualità di lavoro sopra esposte, tutto ciò avviene sempre senza alcun rischio traumatico, rischio sempre in agguato nell'esecuzione degli sport e della ginnastica "occidentalmente intesa".

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IL METODO HU JIN ED I "VIANDANTI"

Per il Guerriero orientale “di prima tradizione” (i Monaci Guerrieri di Shaolin o Wudang, ma basti pensare anche ai Samurai giapponesi) il livello superiore di conoscenza e di pratica delle Arti Marziali era accessibile solamente a coloro che le integravano costantemente con la pratica di quelle Mediche: più le pratiche di combattimento venivano perfezionate più le conoscenze dei segreti della Medicina diventavano raffinate e profonde.

Inoltre lo studio della Filosofia e la pratica di quelle che possiamo definire le “Arti Gentili” (la musica, la poesia, l’esercizio della calligrafia, l’arte di disporre i fiori, ecc.) accompagnava ininterrottamente il Sentiero del Guerriero, e ciò a modello ed a piena ottemperanza del concetto della necessità di Equilibrio tra le attività yin e quelle yang espresso dai sistemi di pensiero (taoismo in primis) a cui si ispiravano i Guerrieri.

La Scuola Hu Jin propone un percorso didattico umilmente rispettoso del tradizionale approccio all’Arte.

Hu Jin Tao Te Fa”, ovvero “Il Metodo Hu Jin per la Via e la Virtù”: questo originale Metodo, nato dallo studio ultratrentennale e dall’esperienza di SiFu Franco Nocchi, un Metodo la cui nomenclatura (originata da un “arrangiamento” del famoso testo di Lao-Tzu) può sembrare presuntuosa, si pone come umile “Ponte” con il Sentiero tracciato dai Grandi Maestri della tradizione.

I praticanti del Metodo Hu Jin sono i “Viandanti”: i Viandanti che possono accedere (solamente dopo un necessario periodo di pratica nel Kung Fu tradizionale e nel Tai Chi Chuan) alla pratica dell’ Hu Jin Tao Te Fa, sono prima di tutto Individui che hanno compreso che l’Essenza della formazione del Guerriero del terzo millennio deve essere perseguita nella continua ricerca dell’equilibrio tra forze opposte agenti: un praticante, cioè, deve saper percorrere il difficile percorso della Via con l’intento di migliorarsi continuamente prima di tutto come Persona, nella continua integrazione degli aspetti marziali con quelli etici, filosofici, salutistici e curativi.

Salute
La vita del Guerriero dipendeva prima di tutto dalla sua efficienza: lo studio delle tecniche veniva così subordinato alla formazione di una valenza psicofisica che “ispirasse” e “guidasse” in modo continuo ed istintuale le tecniche stesse.

I Viandanti del Metodo Hu Jin vengono prima di tutto guidati verso l’acquisizione di capacità neuro-motorie e psicocorporee che le pratiche e gli sport moderni hanno da tempo dimenticato.

Attraverso la costante pratica degli esercizi taoisti per la ricerca della longevità, finalizzati allo sviluppo della salute della struttura vertebrale ed osteo articolare, della potenza della muscolatura profonda e dell’apparato tendineo-legamentoso e della coltivazione dell’Energia interna, i praticanti del Metodo Hu Jin sono guidati da SiFu Franco Nocchi prima di tutto verso quel reale stato di efficienza psico fisica che deve rappresentare la vera linfa vitale del Guerriero.

Combattimento
Metodo Hu Jin: combattimentoL’approccio alla preparazione al combattimento del metodo Hu Jin parte dall’assunto della pratica tradizionale che una tecnica “in se”, per quanto a lungo allenata e per quanto ben eseguita, è comunque limitata e limitante in caso di combattimento reale se non è guidata da un’intelligenza psicocorporea e neuromotoria che possa rendere l’esecuzione tecnica istintivamente adattabile alle numerose variabili insite nello scontro.

Ed è proprio in questo aspetto che si riesce a trovare la conciliazione di due aspetti peculiari del metodo hu jin: il punto di incontro tra salute e difesa personale.

Infatti, è proprio l’acquisizione di quelle capacità neuro-motorie e psicocorporee perseguite attraverso la pratica delle tecniche piu’ prettamente “salutistiche” descritte nel punto precedente che, se adeguatamente miscelate ad un costante ed attento lavoro di visualizzazione e di finalizzazione gestuale nel compimento delle tecniche marziali, implementano automaticamente (ma con molto “duro lavoro”!) nel praticante una sorta di capacità di risposta adattivo-istintiva rispetto agli stimoli sia endogeni (quelli provenienti dal nostro stesso interno: migliore autoconsapevolezza) sia esogeni (quelli provenienti sia dalle relazioni sociali ma soprattutto quelli provenienti da attacchi portati da un avversario in combattimento).

Da un punto di vista tecnico, il Metodo Hu Jin si fonda sulla pratica del Wudang Chuan che racchiude in sé gli aspetti complementari ed opposti dell’Arte: l’interno e l’esterno, il duro ed il morbido, la velocità e la lentezza.

Si Fu Franco Nocchi ha codificato l’Hu Jin Tao Te Fa strutturandole in 4 forme (tao lu): la prima, a mani nude, finalizzata all’acquisizione della capacità istintiva di combattimento, è estremamente impegnativa: basti pensare che l’esecuzione dell’intera forma ( a ritmi costantemente alternati tra l’espressione del lento e della velocità esplosiva, del morbido e del duro, della cedevolezza e della dirompenza ), ha una durata di circa 28 minuti!; la seconda, con il bastone (gun), l’arma per antonomasia del Monaco Guerriero, enfatizza (nel bene e nel male!) le capacità di controllo corporeo del praticante; la terza, basata su un’originale “composizione” di movenze di chi kung taoista miscelate a specifiche tecniche di auto-digitopressione, è finalizzata all’ottenimento ed al mantenimento dell’efficienza strutturale, osteoarticolare e psicofisica in genere.

La quarta forma, tende infine ad unire ciò che la storia e la cultura hanno sempre diviso, vale a dire l’Essenza di due culture marziali viste come in dialettica opposizione: la cultura marziale cinese e quella giapponese. Ed ecco che il “controllo corporeo perfetto”, che unisce linearità a circolarità e forza a morbidezza, il controllo cioè derivante dalla padronanza del Wudang Chuan cinese, viene unito a quella che possiamo senza ombra di dubbio considerare l’”arma perfetta”: il Katana dei Samurai giapponesi, un’arma ideata e forgiata con due differenti tipi di metallo in modo da conferire alla lama durezza e rigidità ma al tempo stesso flessibilità e grazia. Un’arma ineguagliabile nel corso della storia. La quarta forma è, così, un tao lu eseguito con Katana e Wakizashi.

Meditazione
Ogni grande Guerriero della storia orientale insegna come la forza fisica e la capacità tecnica abbiano un valore relativo se non sono unite alla forza psichica. La tecnica e la forza fisica sono solamente la parte visibile di un iceberg: la vera forza è quella che affonda dentro le acque tranquille dell’oceano interiore del vero Guerriero. L’obiettivo della pratica meditativa è l’ottenimento dello stato di WuShin (non-mente), quello stato di coscienza anteriore alla divisione dualistica creata dal pensiero.

Nel Metodo Hu Jin, così come nella pratica tradizionale, la meditazione rappresenta uno strumento fondamentale nel percorso del praticante, uno strumento insostituibile per favorire il pieno sviluppo delle potenzialità tecniche, fisiche ed energetiche.

Filosofia/Etica
Non c’è modello più forte e più benefico per l’immagine delle nostre Arti, di quella di un potente Guerriero che spende la sua vita nella ricerca dell’equilibrio, della tolleranza, della gentilezza e del rispetto dell’alterità: questa ricerca morale deve essere una “conditio sine qua non” per i praticanti del Metodo Hu Jin.

Un grande combattente e/o un grande atleta che però non possieda la reale volontà di seguire questo sentiero, non può essere un viandante dell’Hu Jin Tao Te Fa.

Ecco perché il motto della Scuola Hu Jin è: “Il vero Guerriero è colui che si allena per esser sempre pronto al combattimento nella consapevolezza di dover sempre perseguire l’obiettivo di evitare in ogni modo di combattere”.

Parallelamente allo studio delle tecniche salutistiche e di combattimento, il Metodo Hu Jin persegue lo sviluppo di questa “apertura interiore” attraverso il costante studio della Filosofia Taoista, materia in cui SiFu Franco Nocchi è considerato un profondo conoscitore.

Attraverso l’interiorizzazione delle regole etiche taoiste, il praticante acquisisce un agire nel mondo finalizzato all’acquisizione dell’essere piuttosto che all’esternazione del mero apparire.

Arte medica
Al Guerriero della prima tradizione venivano trasmessi anche gli insegnamenti delle Arti Mediche per la propria e per l’altrui cura.

I Viandanti del Metodo Hu Jin, da un certo livello di pratica in poi, sono introdotti allo studio dei principi fondamentali di Medicina Tradizionale Cinese e del tui na tradizionale.

Ad un livello di pratica avanzata, i Viandanti del Metodo Hu Jin saranno introdotti allo studio dell’ “Hu Jin Tui Na”, una modalità di Tui Na estremamente efficace e potente ideato da Sifu Franco Nocchi sulla base del suo sincretismo di conoscenze che vanno dalla Medicina Tradizionale Cinese e della Moxaterapia alla Massofisioterapia, alla Biomeccanica e alla Fisiologia “occidentale”.

Insomma, più il Viandante acquisirà dimestichezza e padronanza delle Arti del Guerriero, più profonda dovrà essere la sua conoscenza delle Arti Mediche.

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IL "SENTIERO" DEI VIANDANTI

Se camminassi sulla grande Via sapendo qualcosa, per quanto poco, avrei soltanto paura di smarrirmi.
Sebbene la grande Via sia molto unita, gli uomini amano i sentieri”
( Lao Tzu, “Tao Te Ching”, cap LIII )

Per i Viandanti, la pratica del Metodo Hu Jin rappresenta il percorso di un Sentiero sconosciuto: il Sentiero è spesso aspro ed impervio, sempre impegnativo e faticoso; il Sentiero richiede dedizione, volontà, sacrificio, ma soprattutto disponibilità al sacrificio delle proprie esigenze nel rispetto delle esigenze degli altri Viandanti.

Percorrere il Sentiero senza avere la mente ad un obiettivo finale preciso: camminare con la mente sull’obiettivo ci toglie la possibilità di gustare le scoperte e le meraviglie che si rivelano passo dopo passo.

I Viandanti del Metodo Hu Jin percorrono il Sentiero con la consapevolezza che la pratica del Metodo Hu Jin è in realtà una metafora del cammino della vita; ansia, frustrazione, debolezza, ma anche gioia, esaltazione, sensazione di onnipotenza: nel cammino della vita, così come nella pratica del Sentiero, queste ed altre sensazioni convivono e si alternano a ritmi incessanti fino a diventare spesso implodenti; il Sentiero è accettare tutto ciò nella consapevolezza che solo il codardo non può avere esperienza né di vittoria né di sconfitta: solo chi corre i giusti rischi ha la possibilità di vivere pienamente il sogno che persegue, e le delusioni così come la sofferenza fanno parte del cammino stesso, “sono” il cammino.

Percorrere il Sentiero dell’Hu Jin Tao Te Fa può offrire l’esperienza di una delle più grandi sensazioni che un essere umano può sperimentare: l’accettazione del Mistero.

Solo attraverso l’accettazione del Mistero possiamo arrivare alla più profonda conoscenza, che non è scienza, non è acquisizione di mere tecniche, non è vuota erudizione, ma è la capacità di conoscere la nostra Essenza, il nostro più puro “dna cosmico”...

Ogni Viandante che ha già esplorato un tratto di Sentiero ha il dovere di aiutare gli altri Viandanti che quel tratto ancora non conoscono: il vero aiuto consiste non nell’indicare la strada (perché priverebbe i Viandanti inesperti della potenzialità educativa del Mistero) ma semplicemente nel dimostrare che quel Sentiero è percorribile...

I Viandanti, così, si dividono in gruppi in relazione al Sentiero già percorso, ma anche il più inesperto dei Viandanti ha la stessa importanza del più esperto, e ciò per il fatto stesso di essere un Viandante: in adesione a quanto appena detto, il Maestro stesso non è che un Viandante con alle spalle un tragitto percorso più lungo..

Il vero Guerriero non vive per combattere ma combatte per amare: ama la Vita
Una delle espressioni più elevate dell’acquisita capacità di combattere è riuscire ad amare la Vita in ogni suo aspetto…
Ama le gioie della vita ma ancora di più ama i suoi dolori.
Ama la salute ma ancora di più ama la malattia.
Ama gli amici ma ancora di più ama i nemici.
Ama la Vita ma ancor più ama la Morte.
Attraverso il sincero Amore verso tutto ciò che può togliere, fortifica l’Amore per ciò che sembra possedere: solo così vive il vero Guerriero...”

Il Viandante ed il vero Guerriero sono una sola cosa.

Questo è il Sentiero del Viandante.

Questo è il Metodo Hu Jin.

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