Meditazione

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La Meditazione Chan è la meditazione del Guerriero, il percorso che porta all’ottenimento dello stato di “Non-Mente” (Wu-Hsin), quello stato di “assenza di pensiero cosciente” che è il vero, grande valore aggiunto del vero Guerriero rispetto al “semplice” pur bravo combattente.
Wu Hsin è lo stato di coscienza anteriore alla divisione dualistica creata dal pensiero, è l’inconscio che si nasconde dietro le quinte dell’attività cosciente pur conservando un proprio superiore grado di coscienza. Il “sistema Chan” si basa su tecniche di respirazione, visualizzazione e di ricarico energetico di crescente e graduale difficoltà che aiuteranno il praticante nella ricerca del controllo e della centralità delle proprie azioni. La pratica della Meditazione Chan che, come detto, è nata per il Guerriero, può essere ed è un enorme alleato dell’uomo comune per l’ottenimento della centralità delle proprie azioni, per lo sviluppo dell’autocontrollo e della lucidità di intenti necessaria ad affrontare con successo ogni impegno della quotidianità.

I Monaci Guerrieri del Monastero di Shaolin godevano della fama di essere assolutamente invincibili e come la loro invincibilità era meritata ma soprattutto basata su una superiorità non solo fisica ma anche spirituale, energetica e mentale, e ciò proprio grazie alla pratica del buddismo Chan (vale a dire la scuola buddista creata dal pensiero di Ta Mo e che diventerà parte integrante, con il nome di Zen, del Bushido, la "Via del Guerriero" dei Samurai giapponesi!).

Ogni grande Guerriero della storia orientale, dunque, insegna come la forza fisica e la capacità tecnica abbiano un valore relativo se non sono unite e miscelate alla forza psichica. La forza (anche se il praticante riesce a raggiungere il livello del "Fa Jin" come più sopra descritto), la tecnica, la corretta esecuzione di una forma marziale sono solamente la parte visibile di un iceberg che possono attrarre l'attenzione e l'immaginazione dell'osservatore, ma che nel vero Guerriero sono solamente la proiezione della vera forza, la vera forza che così come nell'iceberg è invisibile, dirompente ma nascosta dentro le acque gelide, allo stesso modo è presente e potentissima, pur se nascosta, perché affonda dentro le acque tranquille dell'oceano interiore del vero Guerriero.

L'obiettivo della meditazione Chan è l'ottenimento dello stato di "Wu-Hsin" ("mushin" in giapponese) che tradotto letteralmente significa "Non Mente".  

Quanto appena descritto può sembrare un nonsenso e sicuramente lo è se non è raggiunto ed alimentato continuamente nell'esperienza spirituale meditativa.

La meditazione Chan favorisce lo sviluppo delle potenzialità tecniche fisiche ed energetiche del praticante essenzialmente attraverso degli esercizi di respirazione concentrati e centrati nel Tan Tien; al di là dei benefici più prettamente "fisici" e psicologici (benefici già descritti nei paragrafi antecedenti), centrare la respirazione e l'attenzione nel Tan Tien ha per obiettivo l'armonizzazione della respirazione fisica del praticante con il "Respiro del Cosmo": più il praticante riesce in questo, più riesce ad integrarsi nell'ambiente naturale e più, conseguentemente, riesce a calmare il proprio dialogo interiore sviluppando ed affinando così le proprie capacità intuitive e percettive; un cammino di siffatto genere, porta il combattente ad essere più pronto nella reazione di fronte ad un pericolo e più fluido in ogni sua azione.

Da un punto di vista più prettamente sociale e sociologico, è evidente come l'immaginario collettivo tenda a vedere la pratica della Meditazione Chan (o del più "conosciuto" Zen) come prettamente ascetica e lontana dalle esigenze della quotidianità e conseguentemente inutile nel sociale; in realtà, oltre a calmare il proprio dialogo interiore affinando le proprie capacità intuitive e percettive, i praticanti esperti di Chan utilizzano il distacco dal proprio Io come pratica essenziale per il controllo dei propri istinti e dei propri naturali impulsi, e questo è un fattore di enorme importanza per la corretta integrazione ed addirittura per la sopravvivenza individuale in una società per lo più dominata da un'esagerata competitività, da pulsioni incontrollate e da continue sopraffazioni. Il praticante esperto diventa il Guerriero moderno, un vero e proprio "Guerriero urbano".

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